
Luna Park Varanasi
By: majunteo
Etichette: Benares, Gange, India, Matteo Miavaldi, New Age, Spiritualità, Varanasi
Categoria: Uncategorized
| Aperture: | f/5.6 |
|---|---|
| Focal Length: | 55mm |
| ISO: | 100 |
| Shutter: | 1/59 sec |
| Camera: | Canon EOS 400D DIGITAL |
Era quasi un mese che giravamo per l’India, e arrivati a Varanasi abbiamo avuto l’occasione di sentirci davvero turisti. Appena fuori la stazione del treno, tenendo alto lo sguardo per evitare di dare una forma ed un colore allo squittio di sottofondo individuato a qualche metro dai nostri piedi, ciimbattiamo nella classica schiera di rikshavala, i guidatori di risciò a motore, una delle classi più infide del mosaico indiano; schierati a falange romana, ci si fanno incontro con un sorriso sincero e minaccioso: due ragazzi zaino in spalla, reduci da una nottata in un vagone-letto della seconda classe, sono un bottino da non lasciarsi scappare. Siamo due scie di sangue davanti ad una ventina di squali. Dopo una lunga contrattazione, ci accordiamo per un prezzo secondo noi “indiano”. Convinti di avvicinarci ai ghat, le banchine sul fiume Gange celebri per i riti funebri, il nostro rikshavala si prende la libertà di attuare variazioni sul tema inizialmente pattuito, portandoci davanti ad un tremendo affittacamere di sua conoscenza. Mentre cerca di tesserne le lodi, spacciando quella bettola per una convenientissima sistemazione nota a pochi intimi, Carola trova l’occasione per rinfrescare il suo hindi da bronx per liquidare il furbone senza
lasciare nemmeno una rupia per il servizio, effettivamente non richiesto.
Il viaggiatore a Varanasi, meglio se intorno alla ventina e agghindato alla freak-chic, non è una persona: è un consumatore spirituale. Il mito della spiritualità, il fascino dell’esotismo e del sovrannaturale alla Coelho o alla Hesse, ha trasformato Varanasi in un centro commerciale new age all’aria aperta, in una Gardaland dell’anima piena di giostre ed attrazioni. C’è la preghiera in riva al Gange, ci sono corsi di tabla e sitar, ci sono seminari di yoga, reikhi, meditazione di vario genere e santi, o presunti tali,
disposti a riceverti nelle proprie stanze per benedirti e curarti dai tuoi malanni occidentali.
Perché, se sei occidentale e sei a Varanasi, stai cercando sicuramente qualcosa. E quel qualcosa, Varanasi te lo offre in milioni di varianti, accordatealla capienza delle tue tasche. Droghe di ogni genere e in ogni possibile declinazione, dai tortini alla marijuana alle pasticche di LSD, sete, batik, vestiario da sessantottino post illuminazione da Norwegian Wood dei Beatles, pizzerie, ristoranti giapponesi e cioccolaterie tedesche (dove servono anche formaggio svizzero prodotto in Nepal da un esule dei quattro cantoni), feste, concerti, musica live negli alberghi in riva al Gange pieni di giovani lanciati verso la propria quiddità del sabato sera. Nel dedalo di viuzze, le bancarelle si sono specializzate nel marketing religioso: ci sono effigi divine di ogni forma e colore, rosari e polveri colorate per le benedizioni, statue di legno intagliato ed adesivi per le auto. Una S. Giovanni Rotondo politeista.
Ci sono i morti e le pire, gli sguardi torvi dei partecipanti ai funerali, le colonne di fumo e i bagni nelle acque nere del fiume sacro, le stesse sante acque dove le lavanderie fanno il bucato di tutta Varanasi, turisti compresi. Storpi, ciechi, menomati e disperati di ogni risma affollano le vie di Varanasi, al fianco di cani rabbiosi, corvi, maiali e ratti, avvolti dal puzzo degli scarti del mercato ortofrutticolo. Ma sulle strade di Varanasi, dove i marciapiedi svolgono egregiamente le mansioni dei cestini, non sei più un poveraccio affamato: sei il simbolo della spiritualità indiana, della rinuncia al materialismo per una vita di introspezione e meditazione a mani tese. Sei una foto vivente, con tanto di prezzo da contrattare per la propria dignità. Solo le mucche, onnipresenti e libere di scorrazzare ovunque, sembrano non recitare una parte concordata col proprietario del gran bazar dello spirito. Pisciando e cagando in ogni angolo, ruminando qualsiasi cosa passi loro a tiro, sono le vere anticonformiste di Varanasi, la città più sacra e dissacrata dell’India.
di Matteo Miavaldi
